p 33 .

Paragrafo 4 . I comuni italiani e Federico Barbarossa.

     
L'espansionismo  dei  comuni appartenenti al  regno  d'Italia  si  era
potuto realizzare in conseguenza della situazione politica venutasi  a
creare nel Sacro Romano Impero.
     Dopo  la  morte di Enrico quinto, protagonista del concordato  di
Worms ed ultimo imperatore della casa di Franconia (1125), la Germania
era  sprofondata  in un periodo caratterizzato da ininterrotte  guerre
feudali per la successione al trono.
     Il  titolo  imperiale era infatti conteso fra i  sostenitori  dei
duchi di Svevia, la famiglia degli Hohenstaufen (detti ghibellini, dal
castello  svevo  di  Waiblingen)  e quelli  dei  duchi  di  Baviera  e
Sassonia,  i Welfen (detti guelfi, dal capostipite Welf).  Il  termine
"ghibellino"  e  il termine "guelfo", diffusisi in Italia  nel  secolo
tredicesimo,   indicheranno  rispettivamente   i   seguaci   dell'idea
imperiale e i sostenitori del papato.
     Con  l'elezione  al trono imperiale di Federico primo  di  Svevia
(1152-1190),  che  era un sovrano imparentato anche  con  i  duchi  di
Baviera, il duro scontro dinastico in atto nel Sacro Romano Impero  si
era venuto attenuando.
     Il  nuovo  imperatore,  un monarca dalla forte  personalit,  che
desiderava  ripristinare  il proprio ruolo egemonico  ormai  decaduto,
ebbe   pertanto   la  possibilit  di  occuparsi,  dopo   decenni   di
trascuratezza,  della  situazione del  regno  d'Italia,  dove  sarebbe
disceso per ben cinque volte.
     Federico  primo, in seguito definito dagli italiani il Barbarossa
per  il  pelo  fulvo  che  gli ornava il volto,  consider  del  tutto
intollerabili  l'indipendenza  e  l'illegittima  espansione  di  molti
comuni, cos come gli sembr insostenibile lo stato di disordine e  di
guerra  endemica  provocato dall'espansione di Milano  a  danno  delle
citt minori, le quali gli facevano pervenire continue lamentele.
     Nel  1154, durante la sua discesa verso Roma per farsi incoronare
dal  papa,  l'imperatore  sost  a Roncaglia,  presso  Piacenza,  dove
convoc  una  "dieta"  -  cio un'assemblea giudiziaria  composta  dai
feudatari - nella quale invit i comuni, e soprattutto Milano,  sia  a
ripristinare  i  diritti  imperiali  usurpati,  sia  a  restituire  ai
"signori"   ed   alle   altre   citt  i  territori   illegittimamente
conquistati.
     In  un primo momento egli ag in sintonia con il papa, aiutandolo
a riconquistare Roma, da dove era stato cacciato.
     Anche  nella  citt  eterna, infatti, come in  molte  altre,  era
scoppiato  un  moto  comunale (1143) sostenuto  dalle  classi  sociali
emergenti,   che  avevano  imposto  istituzioni  ispirate   all'antica
repubblica   di  Roma;  il  papa  era  stato  costretto   a   fuggire.
Protagonista del movimento era quindi diventato Arnaldo da Brescia, un
monaco  animato  da  idee riformatrici, che con  la  sua  predicazione
ispirata a temi pauperistici, aveva attirato e coinvolto anche  i  pi
umili  strati  del  popolo.  Caduto  in  disgrazia  anche  presso   le
istituzioni  comunali romane - le quali temevano che rivolta  politica
degenerasse in rivolta sociale -, Arnaldo, dopo l'insediamento di papa
Adriano quarto sotto la protezione dell'imperatore,
     
     p 34 .
     
     [Cartina  non riportata: Germania e Italia al tempo  di  Federico
Barbarossa].
     
     dovette  lasciare Roma; venne quindi catturato dal  Barbarossa  e
bruciato come eretico.
     Ma  la  manifesta intenzione di Federico primo di Svevia di porsi
alla  guida di tutto il mondo cristiano, la tendenza cio al  dominium
mundi,  a  cui anche la Chiesa, da Gregorio settimo in poi,  aspirava,
irrit ben presto la curia papale.
     Fra  i  due  poteri nacquero dissapori che sfociarono in  scontro
aperto  dal  momento  in cui l'imperatore inizi  ad  opporre  a  papa
Alessandro  terzo  (1159-1181) una lunga serie  di  antipapi,  che  si
succedettero per ben diciassette anni.
     Quando   l'imperatore,   per  fare  rispettare   le   inascoltate
ordinanze  sui  diritti imperiali pi volte emesse,  prima  assedi  e
sconfisse  Milano  (1158),  poi la rase al  suolo  (1162),  il  papato
appoggi senza incertezze le posizioni comunali.
     
     p 35 .
     
     In   seguito  alla  sua  politica  autoritaria  e  violenta   nei
confronti   delle  libert  cittadine,  che  lo  aveva   spinto   alla
distruzione  di Milano, Federico Barbarossa perdette  a  poco  a  poco
anche   l'appoggio  dei  comuni  minori.  Inoltre,  per   opporsi   al
comportamento  decisamente  liberticida dell'imperatore,  molte  citt
dell'Italia  centro-settentrionale  finirono  per  coagularsi  in  due
leghe,  la  lega veronese (1163) e lega lombarda (1167);  quest'ultima
edific  una  nuova citt fortificata, Alessandria, cos  chiamata  in
onore del papa.
     L'imperatore, a cui erano rimaste fedeli ormai pochissime  citt,
tent   di   stroncare   questa  ennesima  opposizione   armata,   ma,
sottovalutando  le  forze comunali, fu sconfitto  nella  battaglia  di
Legnano  (1176)  e  dovette sottostare alle nuove  condizioni  firmate
nella  pace  di  Costanza (1183): i comuni si riprendevano  i  diritti
politici  ed economici gi di pertinenza imperiale, pur accettando  di
soggiacere ad una sudditanza formale al Barbarossa.
     Si  riconciliavano intanto anche papato ed impero,  decidendo  di
porre  fine  allo  scisma  e  di procedere uniti  contro  le  dottrine
eretiche  che si diffondevano fra i cristiani; questa nuova  posizione
di  difensore  della Chiesa port l'imperatore ad aderire  alla  terza
crociata  (vedi capitolo Quattro, paragrafo 3), nel corso della  quale
egli  per  in  un banale incidente, durante l'attraversamento  di  un
fiume in Anatolia (1190).
     L'opera politica del Barbarossa non si era tuttavia esaurita  con
il  cedimento nei confronti dei comuni; nel 1186 era infatti  riuscito
ad  unire  in matrimonio il figlio, futuro Enrico sesto, con  Costanza
d'Altavilla,  unica  discendente della dinastia normanna  di  Sicilia,
ponendo le premesse di un allargamento dell'impero.
